Qualcosa Brucia: coraggio, solidarietà, verità

DEI ROGHI DA SUD A NORD, DELLA COOPERATIVA “VALLE DEL MARRO”, DI GIOVANNI FALCONE, SALVO PALAZZOLO E NICOLA AIELLO 

Qualcosa brucia. Brucia al sole di un luglio instabile, come il Paese che lo vive.

Brucia soprattutto nella coscienza, non degli artefici di quel rogo, ovvio, ma solo di chi percepisce il male insito in quelle fiamme.

Pratiche consolidate, interessi celatamente manifesti ed un ignorante autolesionismo si propagano da Sud a Nord come una nube tossica di fumo che sembra faccia “male” solo ad alcuni.

Bruciano ettari ed ettari di terreni nel Sud Italia; il Parco Nazionale del Vesuvio – dice Roberto Saviano – che contende pendici alle discariche abusive “metro per metro, centimetro per centimetro, in una lotta con gli incendi già persa.

Ciò che brucia diventa discarica abusiva e le discariche sono gestite dalle organizzazioni criminali”. A sentirlo si rigira, inquieto, l’animo di chi in quei roghi, per quelle discariche, ha visto bruciare un’intera vita. Eppure le fiamme continuano a propagarsi, ineluttabili.

 

Bruciano le terre confiscate in Calabria e date in gestione alla Cooperativa “Valle del Marro”. Brucia il coraggio di Domenico Fazzari, rappresentante della Cooperativa, consapevole che questa non è la prima e probabilmente non sarà nemmeno l’ultima fiamma, l’ultimo torto arrecato al lavoro suo e di tanti altri, perché il lavoro dei coraggiosi interpreti del riscatto sociale di cooperative come la “Valle del Marro”, brucia il potere dato dal silenzio.

Il loro coraggio spezza il legame dato dal consenso.

“Noi continuiamo” – ha detto Domenico, in collegamento telefonico durante una serata di solidarietà organizzata l’altro giorno a Cecina – “ma abbiamo bisogno anche di voi. Anche a distanza, fate sentire che ci siete”.

Noi ci siamo. Un modo per testimoniarlo è partecipare al crowdfounding lanciato su eppela per sostenere la cooperativa (clicca per maggiori info). Perché, come recita l’appello “Le mafie vogliono togliere l’acqua alle piante e la vita al territorio. Dobbiamo subito correre ai ripari”. Un piccolo sostegno, se proviene da molti, diventa qualcosa di grande.

Brucia la memoria, dal quartiere Zen di Palermo. Non fraintendiamo però: deturpare un monumento è solo sintomo di “stupidità”. Scriveva Aristofane che “la gioventù invecchia, l’immaturità si perde via via, l’ignoranza può diventare istruzione e l’ubriachezza sobrietà. Ma la stupidità dura per sempre”. Chi compie queste azioni merita solo di essere compianto, poiché già condannato a convivere col suo personale “rogo”. Ulteriore testimonianza di come Giovanni Falcone sia ancora vivo e “continua a dare fastidio”, nelle parole di Don Ciotti.

Ciò che davvero brucia è la Nostra memoria. Non abbiamo bisogno di simboli, se non di quanto è già radicato nel nostro essere. Non mi indignerò per un monumento deturpato, piuttosto, mi indignerò se una condanna a dieci anni per concorso esterno viene revocata, per i limiti e le contraddittorietà del nostro sistema o (probabilmente) per la poca lungimiranza degli addetti ai lavori che non sanno preservare ciò che ci è stato lasciato in eredità, non per limitarci a celebrare il ricordo, ma per imperversare nell’impegno.

Brucia la verità. Quella raccontataci più volte da Salvo Palazzolo al quale viene intimato “i finirla cu Borgo Vecchio” e per ricostruire la quale sta lavorando il GIP Nicola Aiello, al quale viene intimato “i tenersi basso a settembre, asinnò l’abbassamo noi”. A Settembre, quando sarà prevista la sentenza di Aiello contro i mafiosi del Borgo, caso giudiziario dettagliatamente raccontato da Palazzolo.

La verità è il fil rouge che unisce queste storie, che dà acqua al rogo e ci porta ad essere avidi di coraggio.

La verità è che da Sud a Nord qualcosa brucia, ma non è il risultato di una intimidazione; è il desiderio di continuare, supportandoci, unendo i puntini delle storie e cogliendone il nesso.

Per troppo tempo (e quanto ancora?) vivremo di rimando perché in molti preferiscono tacere, non soltanto per paura ma – peggio ancora, purtroppo – per interesse.

A chiunque sia stato diciamo Grazie, per aver appiccato il fuoco della nostra solidarietà, del nostro coraggio, ma soprattutto la nostra sete di verità.

Non ci fermiamo e siamo sempre di più a scommettere sull’altra faccia della medaglia del malaffare. Ecco perché cito il giovane Francesco Baldinotti della 5MTA dell’IPSIA Pacinotti di Pontedera, riprendendo un passaggio del suo Rap per Libera: “in questo mare di mafia io non annego, no”.

Che il mare aiuti a spegnere gli incendi e che il nostro fuoco ci permetta di rimanere sempre a galla.

 

In copertina (da sx): Domenico Fazzari della Cooperativa Valle del Marro; Francesco Baldinotti autore del Rap per Libera; Salvo Palazzolo.

In foto: l’uliveto bruciato nei terreni di Polistena riassegnati alla Cooperativa calabrese.

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