Per il nostro amore, non taceremo

LA NUOVA VITA DI DON PEPPE DIANA

Casal di Principe, Chiesa di San Nicola di Bari. 19 marzo 1994. Non è una novità per Don Giuseppe Diana detto ‘Peppino’, aprire gli occhi, consapevole di avere un’importante missione da assolvere, ogni giorno.

Ogni giorno è diverso dall’altro: alcuni sono più difficili, altri più tristi, altri più felici ed altri ancora un po’ più speciali, come lo è, ad esempio, quello del proprio onomastico.

Quel mattino lo sapeva, Don Peppe, che aprendo gli occhi avrebbe incontrato i suoi amici per festeggiare e che poi sarebbe andato in Chiesa per celebrare la prima messa del giorno, quella delle 7.30.

Il suo modo di esprimere la “parola di Dio” era unico: consapevole e senza retorica; deciso, contrassegnato dalla fermezza tipica di chi sa bene “da che parte stare”. E da quella parte, con quella parola, il Parroco di Casal di Principe voleva portare tutti i suoi fedeli.

Una parola, quando nasce dal cuore, è la naturale contrapposizione al silenzio. Il silenzio spesso è paura, quasi mai  è amore. Don Peppe sapeva anche questo: chi ama davvero non può tacere, non può girare la testa dall’altra parte dando le spalle ad una realtà difficile. Quella era la realtà della Camorra, tollerata dai silenzi che solo la paura può suggerire.

Non lo sapeva, Don Peppe, che quella mattina avrebbe aperto gli occhi per l’ultima volta, o forse sapeva anche questo e gli stava comunque bene. Non avrebbe mai taciuto per paura.

Con la paura si può imparare a convivere, ma nel silenzio si smette di vivere. La verità – questa verità – è un valore troppo nobile perché qualcuno possa pensare di arginarla col freddo metallo di un’arma da fuoco.

Don Peppe Diana, il prete anticamorra che “per amore del suo popolo” decise di non tacere, venne ucciso il giorno del suo onomastico, ma questo non significa che sia morto.

Pisa, Chiesa di San Frediano. 18 marzo 2017. Un gruppo di ragazzi, i giovani del Movimento studenti dell’azione Cattolica, si riunisce per ricordare Don Peppe Diana ed Ambrogio Mauri. Leggono le sue parole e su quelle parole riflettono. Leggono la realtà circostante e si riscoprono consapevoli.

Ancora oggi la Camorra è un problema vivo che non soltanto affligge il territorio campano, ma si è ramificato su quasi tutto il suolo nazionale (ed internazionale).  Non significa che debba essere per sempre così. Lo si legge negli occhi dei ragazzi del MSAC, ma soprattutto lo si ascolta nelle parole di Don Peppe Diana, ancora vive, affinché non si faccia l’errore di pensare che basta premere un grilletto per uccidere un uomo o per far tacere le sue idee.

Ieri nessuno ha taciuto e noi di Libera eravamo presenti per potervi raccontare, oggi, a 23 anni dalla sua scomparsa, che tra quei ragazzi abbiamo rivisto anche Don Peppe.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *